Samantha Cristoforetti a Trento

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Trento, 4-5 Ottobre 2015 – 1° tappa italiana del Post Fly Tour

L’abbiamo vista passare sopra le nostre teste innumerevoli volte, l’abbiamo indicata e seguita con lo sguardo fino all’orizzonte e ora è qui a pochi metri di distanza da noi accompagnata dai due compagni di viaggio nell’avamposto dell’umanità.

Samantha Cristoforetti, Terry Virts e Anton Shkaplerov prendono posto tra l’applauso scrosciante di migliaia di persone accorse per sentire, raccontata dalla loro voce, l’impressionante avventura che li ha visti viaggiare nello spazio. 

Ci raccontano di come, il raggiungimento della Stazione Spaziale Internazionale sia il traguardo toccato solo dopo anni di studio e di preparazione, di esperienze tentate e provate.

Rivolgendosi ai giovani, Samantha suggerisce proprio di “osare” esortandoli a studiare all’estero senza timore di perdere “Il Purgatorio di Dante”, conoscendo sì il passato ma sempre con lo sguardo rivolto al futuro.

Queste due ore trascorrono fin troppo rapidamente quasi come il susseguirsi delle 16 albe e i 16 tramonti a cui i tre astronauti assistevano ogni giorno. Due ore per raccontare i 200 giorni nello spazio con immagini mozzafiato catturate dalla cupola della ISS, il posto da cui si vede la Terra galleggiare pacifica, quasi estranea all’attività frenetica quotidiana.

Ci sono stati esposti alcuni degli esperimenti condotti a bordo della Stazione Spaziale e anche racconti più leggeri legati alla vita in comunione in spazi vitali ristretti, del sapore del cibo liofilizzato, dei sogni fatti durante le notti spaziali, dell’attività fisica, dei festeggiamenti di compleanni e festività e del collegamento con la Terra attraverso i social. Non è trapelata né paura né tantomeno il pensiero di desistere dal compiere quel viaggio come è stato chiesto dal pubblico.

“Nemmeno per un nanosecondo”, ha detto Samantha, “ho pensato di rinunciare al sogno della mia vita”.

L’unico sentimento che si è avvicinato di più alla paura, è stato quello provato pensando di dover lasciare la Stazione Spaziale per fare rientro sulla Terra.

E’ stato evidenziato come sia fondamentale la collaborazione, l’affiatamento e lo spirito di squadra tra i membri dell’equipaggio, come nel caso delle EVA (Extra Vehicular Activity), le passeggiate spaziali eseguite dagli altri astronauti. In quelle ore, in cui i colleghi fluttuavano all’esterno, Samantha dall’interno gestiva da sola la Stazione e le operazioni di decompressione al loro rientro.

In quel lasso di tempo, le loro vite si sono scambiate: se non fossero rientrati, Samantha da sola, non ce l’avrebbe fatta, mentre un suo errore avrebbe potuto compromettere il loro rientro.

Sul palco vediamo una giovane donna tanto semplice nell’apparire quanto determinata nelle scelte per la sua vita, con una vasta competenza in materie a cui in molti non oserebbero nemmeno avvicinarsi e dotata di una dialettica che incanta chi l’ascolta.

Chissà se le sarà bastato osare per raggiungere questi notevoli traguardi; se la sua mente ha avuto bisogno di raggiungere lo spazio viene facile pensare che, la sua esistenza fin da bambina, fosse intrisa di quel propellente speciale che è la curiosità di spingersi sempre oltre i limiti impedendo che, paura e sacrificio potessero rovinare quelle ali destinate a volare.

kc

 

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